Interpellanza “Abusi e arresti nel contesto scolastico: oltre la prevenzione di facciata, serve verità e consapevolezza”
Motivazione riguardo l’interesse pubblico e l’urgenza [cfr. art. 97 cpv. 1 ultima frase LGC]
L’urgenza non è data solo dal fatto di cronaca, ma dalla necessità di fornire agli allievi gli strumenti cognitivi e giuridici per decodificare quanto accaduto, evitando che il silenzio istituzionale diventi terreno fertile per la vittimizzazione secondaria o la confusione morale.
La presente interpellanza riveste carattere di urgenza e attiene a questioni di ordine pubblico per i seguenti motivi:
1. Tutela dell’ordine pubblico e della pace sociale
L’arresto di un docente in attività per reati contro l’integrità sessuale dei minori scuote le fondamenta del mandato educativo pubblico. L’ordine pubblico non è solo l’assenza di disordini, ma la sicurezza dei cittadini all’interno delle istituzioni dello Stato. Il clima di allarme sociale e l’incertezza che regna tra le famiglie e gli allievi richiedono una presa di posizione chiara e immediata del Governo per ripristinare la fiducia nelle istituzioni scolastiche.
2. Prevenzione di ulteriori rischi (Urgenza)
L’urgenza è dettata dalla necessità di verificare immediatamente se i protocolli di segnalazione abbiano fallito e se vi siano altri casi sommersi. Ogni giorno di ritardo nella valutazione delle procedure di ascolto e di informazione all’interno delle scuole rappresenta un potenziale rischio per l’integrità di altri minorenni. Non si può attendere il normale iter procedurale quando è in gioco la protezione tempestiva dell’infanzia.
3. Gestione della crisi e diritto all’informazione
Gli allievi sono attualmente esposti a notizie frammentarie e potenzialmente traumatiche. È urgente che il Consiglio di Stato chiarisca quali direttive ha impartito per l’accompagnamento pedagogico e giuridico dei giovani coinvolti. Aspettare mesi per una risposta renderebbe vano qualsiasi intervento correttivo sulle modalità di comunicazione adottate “a caldo” nelle classi.
4. Precedenti risposte insoddisfacenti
Dato che il Governo ha recentemente (novembre) fornito rassicurazioni che gli eventi odierni sembrano smentire nei fatti, l’approfondimento non è più un esercizio accademico, ma una necessità amministrativa urgente per correggere politiche di prevenzione che si sono rivelate, in questo caso specifico, insufficienti.
Visto che la nostra precedente interpellanza (la n. 2591 del 7 novembre 2025) non è stata ritenuta urgente ed è stata «declassata» a interrogazione, chiediamo all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio e al Consiglio di Stato quando – dopo quante vittime – ci sarà l’urgenza.
Premessa
In data odierna (2 aprile 2026), la notizia dell’arresto di un docente di una scuola media del Bellinzonese per gravi reati contro l’integrità sessuale di minorenni ha scosso nuovamente profondamente l’opinione pubblica.
Questo evento si inserisce in un contesto in cui il Consiglio di Stato, rispondendo a precedenti atti parlamentari (si veda la risposta del 17 dicembre scorso alla nostra interpellanza/interrogazione “Silenzio tombale sugli abusi sessuali ai danni di minorenni“), ha rassicurato sulla solidità dei protocolli di prevenzione e sulla prontezza delle antenne scolastiche.
Tuttavia, i fatti dimostrano che quanto messo in atto dal Governo non ha impedito il ripetersi di situazioni drammatiche, con nuove giovanissime vittime.
Ciò che ci preoccupa è anche il “dopo”: il silenzio o l’incompletezza delle informazioni fornite ad allieve e allievi. Se ai giovani viene spiegato con chiarezza che l’uso di sostanze stupefacenti è un reato, sembra mancare la stessa fermezza e chiarezza nel comunicare che determinati atti compiuti da un adulto su un minore non sono solo “comportamenti inappropriati”, ma reati gravi puniti con la detenzione.
È interessante notare come la scuola sia solerte nel parlare di “legalità” quando si tratta di bullismo o droghe, ma diventi spesso reticente quando il reo è un membro del corpo docente.
Chiediamo che si passi dal “protezionismo” (nascondere le cose per non turbare) all’empowerment (dare alle ragazze e ai ragazzi le parole e i concetti giuridici per difendersi).
Domande al Consiglio di Stato
Alla luce di quanto sopra, si interroga il Consiglio di Stato come segue:
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Trasparenza post-arresto: Al di là del singolo caso concreto, qual è il protocollo? Che accompagnamento è fatto in questi casi? Cosa è previsto – in generale – per comunicare l’arresto di un docente agli allievi e alle allieve della sede interessata? Si spiega esplicitamente il motivo del provvedimento giudiziario o si fa ricorso a eufemismi che rischiano di minimizzare la gravità dell’accaduto?
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Supporto e gestione del trauma: Quali misure concrete di sostegno psicologico sono state attivate immediatamente nella sede coinvolta, non solo per le vittime dirette, ma per l’intero corpo studentesco che vive lo shock di un riferimento autorevole improvvisamente arrestato? Ci si limita a dire che «c’è il servizio per chi lo richiede» o si è proattivi? Se si è proattivi, in che modo?
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Alfabetizzazione giuridica e sessuale: Il Consiglio di Stato ritiene che gli attuali programmi di educazione alla cittadinanza e alla salute trattino adeguatamente il tema dei confini e della legalità dei rapporti tra adulti e minori? In particolare, viene spiegato ai ragazzi che un adulto che compie atti sessuali con minori commette un reato penale che porta alla prigione?
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Verifica dei protocolli: Alla luce della risposta governativa di novembre, come spiega il Governo che i filtri di controllo e le procedure di “ascolto” non abbiano permesso di intercettare questo disagio prima che sfociasse in un intervento della Magistratura?
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Informazione alle famiglie: Quali direttive intende dare il DECS affinché le famiglie siano coinvolte in modo proattivo in queste situazioni, garantendo loro gli strumenti per parlare con i propri figli di quanto accaduto a scuola senza tabù?
Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo per Più Donne
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