Scheda R6: silenzi del Consiglio di Stato, scaricabarile sui Comuni e penalizzazione delle periferie

Come gruppo Più Donne abbiamo depositato oggi un’interpellanza al Consiglio di Stato sulla scheda R6 del Piano direttore, denunciando il ritardo del Governo nel rispondere a una nostra precedente interrogazione e l’assenza di indicazioni chiare ai Comuni.

L’atto chiede trasparenza sui calcoli di sovradimensionamento delle zone edificabili e sul numero di Comuni oltre la soglia del 120%.

Più Donne critica inoltre il rischio di scaricare sui Comuni l’onere politico e finanziario dei dezonamenti e chiede chiarimenti sulle risorse cantonali disponibili, in particolare sul Fondo per lo sviluppo centripeto.

L’interpellanza solleva anche il tema della disparità di trattamento tra centri d’agglomerato e periferie.

Qui il testo completo:

Interpellanza “Scheda R6: silenzi del Consiglio di Stato, scaricabarile sui Comuni e penalizzazione delle periferie”

Motivazione riguardo l’interesse pubblico e l’urgenza [cfr. art. 97 cpv. 1 ultima frase LGC]

La presente interpellanza è motivata dall’attuale situazione di forte criticità legata all’applicazione della scheda R6 del Piano direttore cantonale, che interessa un ampio numero di Comuni ticinesi e solleva questioni di pubblico interesse sotto molteplici profili: pianificazione territoriale, diritti dei proprietari, equità territoriale, sostenibilità ambientale e certezza del diritto.

Negli ultimi mesi diverse testate e organi di informazione hanno documentato come in numerosi Comuni ticinesi le zone edificabili risultino fortemente sovradimensionate, con percentuali di scostamento ben oltre le soglie consentite e con la prospettiva di dezonamenti di vasta portata per conformare i piani regolatori ai criteri federali1.

Questa situazione è stata segnalata non solo da osservatori esterni, ma anche da rappresentanti istituzionali: ad esempio il presidente dell’Associazione dei Comuni della Leventina ha evidenziato come il problema coinvolga gravemente distretti interi (Leventina e Blenio), criticando la mancanza di indicazioni operative e di indirizzi chiari da parte del Cantone su come procedere con i dezonamenti e con le questioni connesse agli eventuali indennizzi.

Tali sviluppi non sono isolati, ma riflettono una problematica strutturale: la mancata chiarezza sull’applicazione della scheda R6 rischia di generare incertezze giuridiche e danni economici diffusi, con potenziali conseguenze negative sui territori, sui bilanci comunali e sui diritti dei proprietari di fondi, compromettendo al contempo gli obiettivi di gestione sostenibile del territorio e di contenimento del consumo di suolo sanciti dal voto federale del 2013.

La situazione è aggravata dal fatto che il Consiglio di Stato non ha ancora fornito risposta all’interrogazione presentata oltre 60 giorni fa, nonostante i termini previsti, contribuendo così a prolungare uno stato di grave incertezza politica e amministrativa proprio mentre i Comuni sono chiamati ad adottare decisioni pianificatorie di grande impatto.

In un contesto in cui a livello svizzero sono già stati affrontati casi analoghi – come il comune di Anniviers nel Canton Vallese, che ha attuato un processo di dezonamento per riportare il territorio in conformità ai criteri federali – l’assenza di un intervento cantonale tempestivo rischia di creare nuovi danni al territorio e ai cittadini, con costi sociali ed economici significativi.

Per questi motivi la presente interpellanza è giustificata dall’interesse pubblico a garantire trasparenza, chiarezza normativa e omogeneità di trattamento tra i Comuni, nonché dalla urgenza di affrontare una situazione che si sta rapidamente traducendo in effetti concreti e potenzialmente irreversibili sul territorio ticinese.

Testo:

A oltre 60 giorni dalla presentazione della nostra interrogazione concernente l’applicazione della scheda R6 del Piano direttore2, il Consiglio di Stato non ha ancora fornito alcuna risposta, in aperto contrasto con le tempistiche previste dalla legge.

Questo silenzio istituzionale è tanto più grave se si considera che, nel frattempo, numerosi Comuni ticinesi stanno ricevendo gli esiti dei calcoli di dimensionamento delle zone edificabili, con conseguenze estremamente pesanti.

In molti casi si tratta di sovradimensionamenti importanti, che impongono:

  • blocchi pianificatori,

  • misure di salvaguardia,

  • e soprattutto dezonamenti massicci, con impatti diretti sui diritti dei proprietari e sulla sostenibilità finanziaria dei Comuni.

Tutto ciò avviene in un contesto già denunciato nell’interpellanza precedente, caratterizzato da:

  • scarsa trasparenza,

  • applicazione disomogenea delle regole,

  • e forte incertezza giuridica.

Colpisce inoltre il silenzio dei partiti che si richiamano alla tutela del territorio e dell’ambiente, che su un tema così centrale risultano sorprendentemente assenti dal dibattito pubblico.

Tale silenzio si affianca a quello del Consiglio di Stato, che appare sempre meno come un semplice ritardo amministrativo e sempre più come una gestione attendista di un dossier politicamente scomodo.

Nel frattempo, l’attività edificatoria è potuta proseguire, di fatto svuotando di contenuto lo spirito del voto federale del 2013, che imponeva un contenimento deciso della crescita delle zone edificabili e del consumo di suolo.

Ancora più preoccupante è la crescente evidenza di un trattamento differenziato tra territori:

  • i centri d’agglomerato risultano di fatto tutelati e accompagnati,

  • mentre i Comuni periferici e di montagna vengono lasciati soli ad affrontare le conseguenze più dure della pianificazione.

Ne emerge un quadro in cui il Cantone sembra:

  • da un lato rivendicare il controllo strategico della pianificazione,

  • dall’altro scaricare sui Comuni le responsabilità politiche, tecniche e finanziarie delle scelte imposte.

Questa impostazione è difficilmente conciliabile con il principio di parità di trattamento, il rispetto del voto federale del 2013, e il ruolo di coordinamento che compete al Cantone.

Alla luce di quanto sopra, il comportamento del Consiglio di Stato appare non solo tardivo, ma anche politicamente problematico.

Pertanto urge che il Governo dia risposta alle seguenti domande:

1. Ritardo e responsabilità politica e gestione della crisi

  • Come giustifica il Consiglio di Stato il mancato rispetto del termine di 60 giorni per rispondere all’interrogazione?

  • Si tratta di un ritardo amministrativo o di una scelta politica deliberata?

  • Entro quando intende finalmente rispondere nel merito?

2. Comunicazione e gestione della crisi

  • Quanti Comuni hanno già ricevuto i risultati dei calcoli di dimensionamento?

  • Per quanti di essi il sovradimensionamento supera il 120%, imponendo interventi urgenti?

  • Il Consiglio di Stato ritiene accettabile che decisioni con conseguenze così rilevanti vengano comunicate senza una visione politica d’insieme già chiarita?

3. Scaricabarile sui Comuni

  • Il Consiglio di Stato ritiene corretto lasciare ai Comuni l’onere di gestire politicamente e finanziariamente i dezonamenti derivanti da scelte e parametri definiti a livello cantonale e federale?

  • Quali responsabilità si assume concretamente il Cantone in questo processo?

4. Assenza di supporto

  • Quali strumenti concreti (tecnici, giuridici e finanziari) sono stati messi a disposizione dei Comuni?

  • Per quale motivo, a differenza di altri Cantoni, non è stato previsto un accompagnamento più strutturato?

5. Fondo per lo sviluppo centripeto

 

Nel 2021 il Consiglio di Stato ha previsto un Fondo per lo sviluppo centripeto destinato ai Comuni di soli 5 milioni (a fronte degli 80 stanziati dal Canton Grigioni) e la maggioranza del Gran Consiglio ha respinto il nostro emendamento che voleva dotare tale fondo di 50 milioni.

      • a quanto ammonta attualmente il fondo cantonale a disposizione dei Comuni per i dezonamenti?

6. Disparità territoriale

      • Come spiega il Consiglio di Stato il fatto che i centri d’agglomerato risultino sistematicamente meno penalizzati rispetto ai Comuni periferici?

      • Ritiene che l’attuale applicazione della scheda R6 sia coerente con una politica territoriale equilibrata o stia di fatto accentuando le disparità territoriali?

7. Conseguenze economiche e sociali

      • Il Consiglio di Stato ha valutato l’impatto dei dezonamenti:

        • sul valore dei terreni,

        • sulle finanze comunali,

        • e sull’attrattività dei territori periferici?

      • In caso affermativo, può fornire dati e analisi?

8. Trasparenza selettiva

      • Per quale motivo i dati completi sui calcoli di dimensionamento non sono pubblicati in modo sistematico?

      • Il Consiglio di Stato è disposto a rendere pubblica la situazione di tutti i Comuni, oppure intende continuare con una gestione opaca e frammentata?

9. Ruolo del Cantone

      • Il Consiglio di Stato intende continuare a limitarsi a un ruolo di controllo formale o intende assumere una responsabilità politica attiva nella gestione della pianificazione territoriale?

 

Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo per Più Donne

 


Note a pie’ pagina

1Corriere del Ticino, 4 maggio 2026 «Capriasca è oltre il 300%, ecco le zone di pianificazione» https://www.cdt.ch/news/ticino/capriasca-e-oltre-il-300-ecco-le-zone-di-pianificazione-426751?shem=dsdf,sharefoc,agadiscoversdl,,sh/x/discover/m1/4

La Regione, 28 aprile 2026 «Dezonare i terreni edificabili? Per noi il problema numero uno» https://www.laregione.ch/cantone/bellinzonese/1921303/territorio-comuni-situazione-stato-tre

Il Quotidiano RSI, 27 aprile 2026 «Zone edificabili da ridurre, l’approfondimento» https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/zone-edificabili-da-ridurre-lapprofondimento?urn=urn:rsi:video:3697611

Corriere del Ticino, 27 marzo 2026 «Comuni e scheda R6, le associazioni rilanciano» https://www.cdt.ch/news/comuni-e-scheda-r6-le-associazioni-rilanciano-423368

2Interrogazione «Scheda R6: ritardi, deroghe e opacità dei Comuni o del Dipartimento del territorio?» dell’11 febbraio 2026 https://www4.ti.ch/user_librerie/php/GC/allegato.php?allid=181993

Foto di Robin Ulrich su Unsplash