Salario minimo: ancora troppo basso

Nella seduta di Gran Consiglio di lunedì 20 aprile 2026, come Più Donne abbiamo bocciato il rapporto – scritto a… dodici mani! – perché sono previste deroghe e perché il salario minimo proposto, pur essendo un miglioramento, resta ancora troppo basso e impedisce di fatto alla misura di raggiungere il suo scopo: permettere a chi lavora in Ticino di vivere qui dignitosamente, e impedire una “concorrenza sleale” al ribasso da parte di chi vive oltre frontiera, perché se devono pagare un salario minimo abbastanza alto, si spera che i datori di lavoro ticinesi non abbiano più convenienza a scegliere i frontalieri rispetto ai residenti.

Questo è l’intervento di Tamara Merlo:

Il salario minimo è strumento di dignità, giustizia sociale e parità di genere.

In Ticino, il principio costituzionale afferma che “ogni persona ha diritto ad un salario minimo che le assicuri un tenore di vita dignitoso”.

Un principio importante, che però, nella sua attuazione, ha conosciuto limiti che persistono ancora oggi.

Dobbiamo per forza iniziare con un dato sostanziale e spesso trascurato: le donne guadagnano sistematicamente meno degli uomini, portando a maggiori rischi di povertà lavorativa, soprattutto per chi vive sola o è responsabile di famiglie monoparentali.

Per molte donne, il lavoro è un imperativo di sopravvivenza, non una scelta tra varie possibilità. Per loro il “salario dignitoso” non deve rimanere un principio astratto, ma deve essere un diritto concreto e verificabile.

Nei testi su cui dobbiamo esprimerci – dalle iniziative elaborate alla proposta governativa – emerge un tema centrale: la possibilità di aggirare il salario minimo attraverso contratti collettivi o eccezioni normative. Questo è inaccettabile.

Come Più Donne, non possiamo accettare norme che creano scappatoie: ogni scappatoia nella legislazione finisce per colpire in primo luogo le donne, che sono sovra rappresentate nei settori economicamente più fragili – ristorazione, servizi alla persona, assistenza e cura, commercio, settori con contratti deboli o lavoro part-time involontario (non scelto ma subito).

Un salario minimo efficace deve avere tre caratteristiche paritarie e socialmente corrette:

  1. Universalità reale: deve valere per tutte e tutti, senza eccezioni che aprano spazi per salari inferiori o deroghe. L’attuale deroga ai contratti collettivi, anche se pensata per il dialogo sociale, rischia di creare zone grigie dove prevedono salari sotto la soglia di dignità.

  2. Adeguatezza concreta: non possiamo accettare che un salario sia definito “dignitoso” se resta vicino al minimo di sussistenza. Deve essere calcolato con criteri che tengano conto delle reali spese di vita, inclusi costi di alloggio, assistenza sanitaria e partecipazione alla società.

  3. Trasparenza e controllo effettivi: senza meccanismi robusti di monitoraggio e sanzioni per chi tenta di aggirare gli obblighi, la norma resta lettera morta. Molto spesso sono proprio le lavoratrici più vulnerabili a subire questi abusi.

Il rapporto commissionale delinea varie opzioni di politica salariale e propone aggiustamenti graduali per bilanciare aumento salariale e impatto economico. Tuttavia, non possiamo usarlo come argomento per rinviare o indebolire i diritti di chi lavora e vive con salari insufficienti.

Il nostro messaggio è chiaro: un salario minimo forte non è contro l’economia, ma a favore della dignità umana e dell’equità, e – soprattutto – è un passo fondamentale per ridurre le disuguaglianze di genere nel mercato del lavoro. Dove le donne guadagnano meno, possono risparmiare meno, rischiano di più.

Chiediamo una legge che non consenta scappatoie, che tuteli tutte e tutti, e che garantisca che nessun salario resti sotto la soglia di dignità.

Perché un salario minimo efficace è un diritto umano, un principio di uguaglianza e un pilastro di una società equa e giusta.

Il salario minimo, nell’intento dell’iniziativa “Salviamo il lavoro in Ticino!”, deve essere tale da scoraggiare il ricorso a lavoratori frontalieri da parte dei datori di lavoro, laddove – a parità di competenze – ci sono lavoratori residenti.

Ma affinché ciò funzioni, il salario deve essere davvero dignitoso: tale da permettere di vivere dignitosamente in Ticino, inclusi i premi di cassa malati; altrimenti andrà bene sempre e solo per chi vive fuori dalla frontiera, e per chi paga salari sempre troppo bassi rispetto al resto della Svizzera.

Grazie.