Lunedì 20 novembre la maggioranza del Gran Consiglio purtroppo ha respinto (per 45 voti contro 35) la richiesta di ricevere una volta l’anno dal Governo un Messaggio di aggiornamento sul Piano cantonale per le pari opportunità e sulla parità salariale (Messaggio n. 8151).
Per la parità, purtroppo, questa politica continua a fare solo il minimo indispensabile.
Questo l’intervento della nostra deputata Tamara Merlo:
Si sta facendo talmente tanto per la parità che il 25 novembre è la Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne… dal 1999!
Altra giornata sul calendario è l’Equal Pay Day, che sta a significare la disparità salariale per cui, mediamente, le donne in Svizzera, a parità di lavoro, ricevono quasi 2 mesi di salario in meno ogni anno, rispetto agli uomini.
Dal 1911 si celebra anche la ricorrenza più famosa: l’8 Marzo, la Giornata internazionale dei diritti delle donne. Diritti non ancora realizzati.
Questa è la realtà. La realtà che – magari – non vivete in prima persona. Ma è proprio per questo – per riuscire a vedere la realtà e a capirla – che ci servono i dati, i numeri. E i dati ci sono: non tutti, ma parecchi.
Il passo successivo, per logica, quando si è visto che c’è un problema, è provare a risolverlo. E, ancora prima, volerlo risolvere, soprattutto se il problema colpisce metà della popolazione. Non limitandosi alle varie Giornate “commemorative” del problema.
Qui, è dove la politica è molto debole.
La disparità tra donna e uomo non è ancora considerata, sentita, vissuta come una emergenza. Nonostante i miglioramenti, mancano delle serie allocazioni di risorse (cioè di soldi e personale) per realizzare il Piano di azione cantonale per le pari opportunità e la Strategia Parità 2030 del Consiglio federale.
Manca un Ufficio cantonale per la Parità, e il Servizio per le pari opportunità conta 1,5 unità: una nominata e l’altra mezza precaria. Una unità e mezza per risolvere sul nostro territorio la più grande e grave ingiustizia che esista: la disparità di cui sono vittime le donne – qui, ora, adesso.
Non abbiamo ancora un numero telefonico unico per chiedere lumi su cosa fare di fronte alla violenza domestica, a meno di essere già al punto di dover chiamare la polizia o l’ambulanza.
Ma il nostro obiettivo deve essere prevenire la violenza. Su questo dobbiamo lavorare, sulla prevenzione. Fin dalla radice di questa violenza.
Invece ancora due mesi fa ci è stato detto, dal Governo e dalla maggioranza del Gran Consiglio, che non serve una sensibilizzazione sulle discriminazioni di genere nelle scuole, perché si sta già facendo abbastanza…
Peccato che – ora, qui, adesso – viviamo in un mondo in cui alle donne viene ancora attribuito un minore valore rispetto agli uomini. Ce lo dicono le cifre.
Che sia una convinzione profonda del singolo individuo maschilista o semplicemente un approfittarsi della situazione da parte dell’economia e della società, il risultato non cambia.
Approfittarsi per “risparmiare” (tra virgolette), pagando meno le donne a parità di lavoro e accollando alle donne il lavoro gratuito di cura della casa, dei figli, dei famigliari anziani o malati.
Tutto questo contribuisce a impoverire non solo le donne – metà della popolazione – ma anche l’economia e la società tutta intera.
Oggi il nostro voto conta poco: quello che conta – oggi e sempre – è che finalmente alle parole seguano i fatti.
Il Rapporto di maggioranza non è “sbagliato” ma è il simbolo della volontà di perpetuare lo status quo, di voler fare il minimo indispensabile per la parità… Il minimo indispensabile – per inciso – per rispettare la legge e attuare la Costituzione, non proprio bazzecole…
Tanto più che – ironia amara – il Messaggio annuale del Consiglio di Stato chiesto dalla Mozione ricadrebbe ancora sulle spalle della Delegata per le pari opportunità, già oberata.
Tuttavia voteremo il Rapporto di minoranza, perché vogliamo andare oltre lo status quo, vogliamo che si faccia di più per la parità.
Termino con una nota positiva. Dalla scorsa legislatura esiste l’Intergruppo Parità e invito cordialmente tutte le colleghe e tutti i colleghi ad aderirvi.
L’obiettivo è quello di collaborare con l’Ufficio per le pari opportunità per facilitare la realizzazione del Piano di azione cantonale per le pari opportunità.
La buona volontà va dimostrata, non solo a parole.
