1. Interpellanza 8 aprile 2026
Le istituzioni cantonali si sono espresse pubblicamente sulla vicenda dell’arresto del docente di scuola media del Bellinzonese tramite un’intervista al Quotidiano RSI del 6 aprile 2026, poi ripresa dai quotidiani e portali. La capa sezione dell’insegnamento medio ha dichiarato che le procedure sono assolutamente funzionanti.
L’affermazione secondo cui «i protocolli avrebbero funzionato» è, in un caso come questo, quanto di più inaccettabile si possa sostenere.
Se con tale affermazione si intende che un/a docente (invece di un genitore, un’amica, un estraneo…) abbia segnalato quanto confidato da una vittima, non si può certo considerare questo un segnale di efficacia. Non è un motivo per rassicurarsi: è la prova evidente che il sistema non ha intercettato nulla in tempo utile.
I protocolli non hanno funzionato poiché è evidente, con i casi emersi, che il docente agiva indisturbato da mesi, se non anni.
Da tempo chiediamo che venga attuata una formazione sistematica e strutturata rivolta alle bambine e ai bambini, affinché possano disporre degli strumenti necessari per riconoscere fin dall’inizio quei comportamenti che appaiono innocui, ma che possono costituire l’avvio di dinamiche manipolatorie e, in seguito, di condotte penalmente rilevanti.
2. La prevenzione deve diventare un obbligo e non una scelta
Il programma di Prevenzione dell’Infanzia Svizzera denominato «Il mio corpo mi appartiene» prevede un percorso completo suddiviso in tre livelli scolastici:
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«Aguzza la vista!» (3–4 anni)
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«Sono unico e prezioso» (7–9 anni)
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«Love Limits» (14–16 anni)
Questi moduli sono fondamentali per accompagnare il bambino in un percorso di prevenzione coerente con la sua crescita.
Tuttavia, tale programma non può più essere lasciato alla discrezione e alla volontarietà di sedi, direzioni o singoli docenti.
Questo percorso deve diventare parte integrante del protocollo istituzionale: questo deve diventare il protocollo!
Ogni bambina e ogni bambino deve poter seguire sistematicamente tutti questi moduli lungo il proprio percorso scolastico. Non si possono sentire frasi come «non è escluso che il corso Love Limits verrà portato in tutte le sedi»: tutto il programma, nei suoi tre livelli, deve essere messo a disposizione di tutti.
Gli abusi sessuali possono coinvolgere minori di tutte le età. È quindi indispensabile informare i bambini fin dalla prima infanzia, con modalità adeguate alla loro età e al loro sviluppo, affinché siano più protetti e consapevoli.
3. Il silenzio delle vittime e la responsabilità degli adulti
Per un/a minorenne vittima di abuso è spesso estremamente difficile parlare. Molti bambini si sentono colpevoli o responsabili. Studi dimostrano che solo una piccola parte delle vittime denuncia quanto subito.
Nel 2025, in Svizzera e con la stessa costante da 5 anni, sono stati registrati nella Statistica criminale di Polizia 1118 casi di atti sessuali con minori.. È evidente che nessun bambino può proteggersi da solo.
Non ci si può quindi stupire che questa piaga non sia stata ancora debellata: nella società esistono ancora predatori, e possono trovarsi anche dove dovremmo sentirci più al sicuro. Specialmente se si lavora con i minori, o per loro, bisogna purtroppo essere in grado di immaginare e prevedere che possano esserci dei predatori sessuali: non ci si può limitare a credere che tutti siano innocui e benevoli.
Secondo il Codice penale svizzero, ogni atto sessuale compiuto da adulti davanti a bambini, su di loro o con loro sotto i 16 anni, è perseguibile penalmente. In particolare, quando la relazione è quella tra docente e allievo, non ha alcuna importanza che il minore abbia “acconsentito” o meno, poiché non vi è una reale parità né libertà.
In Svizzera, inoltre, un bambino su sette ha sperimentato almeno una volta violenza sessuale con contatto fisico da parte di un adulto.
Malgrado stiamo parlando di leggi svizzere che ad un corpo insegnante dovrebbero essere note, la realtà dimostra che solo una prevenzione reale e una formazione mirata possono combattere questa piaga.
4. La manipolazione: l’orco non si trasforma, si nasconde
Fintanto che le modalità manipolatorie di queste persone non diventano chiare sia ai minori sia agli adulti, situazioni simili continueranno a ripetersi.
La manipolazione non viene esercitata soltanto sulla vittima, ma spesso su tutto l’entourage: famiglie, colleghi, istituzioni.
Ed è proprio questo elemento che genera confusione.
Ci si domanda come una persona apparentemente gentile, disponibile e affabile possa trasformarsi improvvisamente in un “orco”.
La verità è che non si trasforma: lo è già.
Semplicemente utilizza strategie manipolatorie per nascondersi e per deviare sospetti e responsabilità.
Come poter quindi distinguere un comportamento innocuo e disinteressato da uno strumentale? Sta lì la necessità di formazione per allieve e allievi, e per gli adulti.
Nel 2023, durante un convegno all’USI di Lugano dedicato alla manipolazione psicologica, è stato sottolineato che se ne parla ancora troppo poco. Si è ribadito che, nella vita quotidiana, il concetto di manipolazione si presta a molte interpretazioni, mentre è necessario partire da definizioni scientifiche internazionali per riconoscere dinamiche disfunzionali precise.
Come affermato da Matteo Angelo Fabris, psicologo dell’età evolutiva e ricercatore presso l’Università di Torino:
«La manipolazione psicologica è stata classificata come una forma di abuso emotivo impercettibile».
5. Il child grooming: adescamento e costruzione del controllo
Il cosiddetto child grooming (adescamento di minori) è una forma di manipolazione psicologica attuata da adulti nei confronti di bambini o adolescenti per costruire una relazione intima, spesso anche a sfondo sessuale, facendo leva sulle fragilità della vittima.
L’adescatore conosce bene il mondo dei giovani e le debolezze tipiche dell’età, come il bisogno di attenzione, il senso di solitudine o di inadeguatezza. Il suo obiettivo è creare un legame pseudo-affettivo utilizzando un linguaggio vicino a quello del minore (slang, emoticons, fantasie tipiche dell’innamoramento infantile e linguaggio colorito), al fine di ottenere controllo, esercitare potere e instaurare una relazione di dipendenza.
L’adescamento è definito una condotta “camaleontica”, poiché inizia con comportamenti apparentemente leciti e innocui, per poi sfociare progressivamente nell’illecito. Può avvenire sia in presenza (quando l’adulto conosce già la vittima, ad esempio come parente o amico di famiglia, oppure instaurando gradualmente un rapporto di amicizia), sia online (child grooming online).
Il grooming (l’adescamento di minori) è un fenomeno da sempre esistente e consiste in un processo di interazione tramite cui un adulto instaura una relazione comunicativa condizionante per carpire, con inganno o minaccia, un apparente consenso e indurre il minore a “cooperare” in atti sessuali o nello sfruttamento.
Riconoscere precocemente queste dinamiche è fondamentale per prevenire reati più gravi (violenza sessuale, atti sessuali con minorenni, corruzione di minorenni) e forme di sfruttamento (pornografia minorile). In tal modo si tutela non solo l’integrità fisica e sessuale, ma anche quella psichica e la libertà di autodeterminazione di minori particolarmente vulnerabili ed esposti a queste minacce.
I mass-media hanno spesso diffuso l’idea che l’adescamento sia un fenomeno recente e prevalentemente legato al web, sottovalutando invece quanto avviene fuori dal contesto digitale.
Intercettare il processo dell’adescamento nella sua interezza non è facile. Il principale ostacolo deriva dalla difficoltà di distinguere le condotte caratterizzate da una finalità illecita da quelle che sono del tutto innocue. Si tratta inoltre di un processo dinamico, per cui è complesso stabilire con precisione quando inizi e quando termini.
Proprio perché è così difficile difendersi, è fondamentale che ci sia – per minorenni e adulti – la formazione adeguata!
Il grooming si realizza attraverso seduzione e manipolazione: l’abusante supera le resistenze della vittima, la piega ai propri interessi, può sfruttarla in modo seriale e la induce o costringe a mantenere segreta la relazione. Proprio per questo è essenziale saper intercettare il rapporto intersoggettivo ingannevole che viene costruito e che condiziona l’agire del minore.
Contrariamente a quanto spesso si crede, l’adescamento non è generalmente commesso da sconosciuti, ma da persone conosciute e inserite in relazioni di fiducia o autorità: familiari, conviventi, insegnanti, educatori, allenatori, tutori. Ridurlo a un fenomeno esclusivamente online è quindi errato, sebbene i social abbiano aumentato le possibilità di adescamento e reso la minaccia più insidiosa.
Chi opera in contesti istituzionali o sociali (scuola, sport, religione, strutture di cura) dispone già della fiducia del minore e può abusare del proprio ruolo, aggirando misure e procedure dell’istituzione, inducendo la vittima a compiere o subire atti sessuali e garantendosi il suo silenzio.
Spesso l’adescamento segue fasi progressive: l’adulto instaura amicizia, conosce la famiglia per non destare sospetti, costruisce un rapporto sempre più esclusivo, individua le fragilità del minore, lo isola dalla rete di supporto e introduce gradualmente contatti fisici fino ad arrivare a comportamenti sessuali e al segreto. Il processo può svolgersi anche in tempi lunghi, di settimane o mesi.
Nelle prime fasi non vi sono necessariamente violenza o minacce: l’adulto procede lentamente per rassicurare la vittima e l’entourage. Successivamente consolida la relazione attraverso canali riservati (cellulare, chat, email), rendendola sempre più intima e difficile da rivelare. A quel punto può introdurre contenuti sessuali, normalizzando l’abuso e, talvolta, utilizzando anche materiale pedopornografico.
Il carattere esclusivo ed intimo che viene ad acquistare il rapporto interpersonale fa sì che i minori non si sentano minacciati. Possono quindi essere portati a nascondere ai genitori, ai loro amici o confidenti il legame sentimentale che si è instaurato con l’adulto (che viene ad assumere una sorta di “ruolo pseudo-parentale”) e a rifiutare di collaborare con le forze di polizia nel corso delle indagini.
Recenti ricerche dimostrano inoltre che lo stereotipo dell’adescatore come pedofilo seriale e violento non corrisponde alla realtà: spesso si tratta di persone apparentemente “normali”, proprio per questo difficili da riconoscere. Tale sottovalutazione contribuisce a rendere ancora più pericolosa la minaccia rappresentata da chi vive e lavora a stretto contatto con i minori.
La formazione è perciò fondamentale.
Anche perché la capa sezione dell’insegnamento medio per prima, nell’intervista al Quotidiano, ha dichiarato: «non riesco a immaginarmi che si possa tradire in questo modo la fiducia degli allievi».
Al di là del dolore e dell’orrore per quanto accaduto alle vittime (che fanno sicuramente parte di ciò che ha voluto esprimere con tale frase), ci aspetteremmo maggiore comprensione e conoscenza del fenomeno – e della sua ampiezza anche nella scuola ticinese.
Abbiamo bisogno di persone che riescono purtroppo a immaginarsi benissimo che qualcuno sia pronto a tradire la fiducia delle allieve e degli allievi, delle loro famiglie, di tutti.
A tale scopo è fondamentale la formazione specifica.
6. Domande al Consiglio di Stato
Alla luce di quanto esposto, e considerato che questa fattispecie pare ancora poco conosciuta al punto da suscitare stupore e reazioni superficiali, chiediamo:
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Quando il DECS avvierà una formazione obbligatoria e strutturata per tutto il corpo docente, condotta da professionisti qualificati del settore, sul riconoscimento delle dinamiche manipolatorie e dell’adescamento?
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Quando verrà garantita anche ai minori una formazione sistematica e obbligatoria, durante il percorso scolastico, affinché possano distinguere comportamenti adulti apparentemente innocui da azioni manipolatorie e pericolose?
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Il DECS ha informato in modo adeguato il corpo docente cantonale e comunale dell’esistenza del portale cantonale per segnalazioni anonime (whistleblowing), garantendo che i segnalanti siano tutelati e protetti da conseguenze professionali, come previsto dalla modifica di legge adottata dal Gran Consiglio nel dicembre 2021? Se sì, quando l’ha fatto e con quali modalità?
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Il Consiglio di Stato è cosciente del fatto che, nelle «Direttive sui comportamenti inadeguati», non è previsto un riferimento esplicito al processo di adescamento di minori e alle sue dinamiche manipolatorie?
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Cosa intende il Governo quando dice che «il protocollo ha funzionato»?
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In che relazione pone tale affermazione con il fatto che vi siano delle vittime di abusi?
Maura Mossi Nembrini e Tamara Merlo per Più Donne
