Più Donne ha lanciato la petizione “Le ticinesi e i ticinesi meritano istituzioni credibili e autorevoli”: perché il tema oggi non riguarda soltanto una singola vicenda, ma il modo in cui il Governo interpreta il proprio ruolo e il dovere di rendere conto ai cittadini.
Non è soltanto la vicenda che coinvolge il Presidente del Consiglio di Stato a destare preoccupazione. Altrettanto grave, sul piano politico e istituzionale, è il silenzio mantenuto finora dall’intero Governo. Il Consiglio di Stato è un organo collegiale: quando la credibilità dell’istituzione viene profondamente messa in discussione, ogni suo membro condivide la responsabilità di tutelarne l’autorevolezza e la fiducia dei cittadini. L’assenza di una presa di posizione chiara e tempestiva rischia di essere percepita come una rinuncia a questo dovere.
La Costituzione ticinese (art. 44) prevede la possibilità di chiedere la revoca dell’intero Consiglio di Stato con 15’000 firme, ma solo entro i primi tre anni dalla sua elezione, che sono già superati.
Questa petizione vuole dare voce a quella parte della popolazione che ritiene che il silenzio, in circostanze di tale gravità, non sia compatibile con il ruolo e la responsabilità di un Governo.
Perché è importante?
Questa petizione non intende sostituirsi alla magistratura né esprimere giudizi penali. Vuole invece affermare un principio fondamentale: il Ticino merita un Consiglio di Stato autorevole, credibile e capace di rappresentare con il proprio comportamento i valori che ogni giorno chiede ai cittadini di rispettare.
Chiediamo al Consiglio di Stato di prendere atto della grave perdita di fiducia espressa da numerose cittadine e cittadini, e di adottare urgentemente le decisioni politiche e istituzionali necessarie a ristabilire il prestigio e la credibilità del Governo cantonale.
Come Più Donne, riteniamo che ogni episodio che richiama temi di violenza, intimidazione o mancanza di rispetto nei confronti delle donne debba interrogare tutta la società e, a maggior ragione, chi ricopre le più alte cariche istituzionali. Chiediamo al Governo di assumersi le sue responsabilità:
